Premessa

  1. Matrimonio egualitario
  2. Legge anti omotransfobia
  3. Diritto di famiglia
  4. Questione transgender
  5. Violenza di genere
  6. Intersessualità
  7. Migranti
  8. Salute

Conclusioni


Premessa

Perché un Pride a Novara?
Il Pride nasce nel 1969, con i Moti di Stonewall del 28 giugno in cui la popolazione LGBT insorse contro i
soprusi e la violenza omotransfobica della polizia e della società. Da quel giorno, la marcia che si tiene
ogni anno in memoria di quel primo momento di deflagrante volontà di liberazione, è diventata la
rappresentazione politica dell’esistenza e resistenza e delle rivendicazioni della popolazione LGBTQIA+
(lesbiche, gay, bisex, trans-, queer, intersessuali, asessuali, …) in ogni parte del mondo.
È indispensabile che queste rivendicazioni vengano portate e rese visibili non solo nelle grandi realtà
urbane, ma soprattutto nelle realtà più piccole di provincia—immagine più fedele di ciò che è
l’Italia—come Novara.

Con il primo Pride cittadino non ci aspettiamo di cambiare il mondo, ma di dar coraggio e voce a tutt*
quell* che per un motivo o per l’altro non hanno mai potuto.
Rendere note le nostre ESISTENZE non è un capriccio, ma uno stimolo per continuare a combattere per
diritti umani vitali che ancora a tant* di noi sono negati.
R-ESISTERE alle minacce insensate dei nuovi estremismi fascisti, che violentemente si sono ripresentati
sulla scena, ci sembrava il minimo, soprattutto quando ancora persone omosessuali o non conformi
all’eteronormatività sono vessate e imprigionate in Paesi in tutto il mondo.
Non vogliamo dimenticare chi ogni giorno lotta per la sopravvivenza dei propri affetti e per la propria
personale autodeterminazione.

Vivo e sono partigiano, perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti” —Antonio Gramsci

In questi anni sono stati fatti alcuni passi avanti a livello nazionale e legislativo verso la tutela dei diritti
della minoranza LGBTQIA+, ma la strada è ancora lunga e, si teme, in salita. Il clima politico e sociale
venutosi a creare in questi ultimi anni e che continuerà ad avvelenare l’Europa per i prossimi tempi, vede
l’avanzata di movimenti e partiti di destra che offrono un’immagine del diverso non come un
arricchimento sociale ma qualcosa da eradicare dal terreno sociale, proponendo idee ultranazionaliste e
fasciste.
Costrastare questa visione del mondo è per noi imperativo.
Per questo motivo portiamo in strada il Pride come rivendicazione politica vivente per tutti i non
conformi e gli esclusi, e non solo per la comunità LGBTQIA+.


1. Matrimonio Egualitario

Sono ormai passati due anni dall’approvazione del disegno di legge sulle Unioni Civili, promosso dal
Partito Democratico con la Senatrice Monica Cirinnà, da cui poi in gergo ha preso il nome.
Tra critiche della destra più integralista e mutilazioni al testo imperdonabili, come per la famosa
Stepchild Adoption (l’adozione del* figli* del compagn* senza dover passare tramite giudici),
riconosciamo in esso un primo importante, seppur piccolo, passo in avanti verso l’equiparazione dei
diritti e dei doveri delle coppie dello stesso sesso e di sesso opposto; uno dei pochi oggettivi
miglioramenti che la legislazione italiana ha visto su queste tematiche dopo 20 anni di lotte da parte
delle associazioni.
Sicuramente una magra consolazione, considerando che l’aver definito un istituto giuridico separato dal
matrimonio, ha relegato gli affetti delle coppie omosessuali ad una formazione sociale specifica,
inferiore in dignità e a tratti sbeffeggiata da alcuni aspetti inseriti o tolti appositamente per creare
discriminanti differenze (es: la mancanza dell’obbligo di fedeltà, usata in maniera dispregiativa per togliere
effettiva validità all’unione e al sentimento amoroso).

Come associazione ci uniamo a tutt* coloro che chiedono che l’Italia si evolva da posizioni retrograde, per
garantire alla propria popolazione in toto il diritto a sposarsi e a formare quindi nuclei familiari più
profondamente riconosciuti dallo Stato, senza più disuguaglianze ingiustificate. Vogliamo il matrimonio
egualitario, niente di diverso, con nessun compromesso ulteriore sulle nostre vite.
Allo stesso modo desideriamo che si discuta su tutte le forme di relazione che non aspirano a identificarsi
nel classico istituto matrimoniale, per garantire, anche in questo caso un equo trattamento in linea con
quelli che sono i cambiamenti specchio della nostra società in continuo, seppur silenzioso, mutamento.


2. Legge Anti-OmoTransFobia / Bullismo

Dovremmo proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.
Si tratta di un principio liberale: la mia libertà finisce dove comincia quella altrui. (…)” —Karl Popper

Nonostante l’aumento delle aggressioni, sono cinque anni che la legge contro l’omotransfobia è ferma al
Senato: le problematiche portate sono quasi sempre inerenti a una sua possibile eccessiva restrittività
che impedirebbe la libera espressione della propria opinione (almeno come scusa ufficiale). Quanto
possiamo considerare però “opinione” azioni e parole che mirano ad aggredire un soggetto sulla base di
una sua caratteristica, reale o stereotipicamente assegnata?
La vostra libertà finisce dove inizia la nostra e per questo ricordiamo che quando parliamo di
discriminazioni con tale aggravante non si tratta di bambinate, quanto, tralasciando per il momento le
aggressioni fisiche, di sistematicamente considerare di minor valore qualsiasi persona che si discosti
dalla norma dettata dalla maggioranza.
Ci sembra sinceramente impensabile che uno strumento giuridico che potrebbe tutelare l’esistenza della
popolazione LGBTQIA+ sia stato così ucciso dal disinteresse e dal silenzio delle istituzioni.
Vogliamo che l’argomento venga trattato, non soltanto come merce di scambio nei momenti di
propaganda politica, ma che finalmente sia portata a termine una proposta matura e articolata.
Non fermiamoci a compra-vendite sempre tristemente al ribasso su questioni che potrebbero
determinare l’incolumità di cittadine e cittadini.
Oltre a ciò ci auguriamo che nelle scuole si riescano a presentare piani formativi di contrasto al bullismo
omotransfobico, educando le nuove generazioni al rispetto delle differenze, con il supporto di personale
specificatamente preparato. La presa di coscienza di questo problema permetterebbe di invertire la
tendenza, anche nelle famiglie, a tramandare idee e comportamenti violenti nei confronti di tutt* coloro
che potrebbero essere tacciati come “diversi”.


3. Diritto di famiglia/Genitorialità

Per quello che concerne la genitorialità della comunità arcobaleno un atteggiamento purtroppo spesso
riscontrato è la tendenza a scaldarsi senza entrare seriamente in merito di quello di cui si sta andando a
discutere, facendosi influenzare da luoghi comuni e retaggi fascisti che purtroppo nel nostro paese non
mancano mai.
Parliamo in realtà spesso di persone già esistenti, determinanti un nucleo familiare, ma che lo Stato
ancor oggi tende a non riconoscere come tale a livello legislativo, che devono quindi far intervenire le
autorità giudiziarie per ottenere alcuni dei riconoscimenti e delle protezioni che in altre parti dell’Europa
sono già consolidate, pur magari non essendoci ancora il matrimonio egualitario (es: l’adozione de* figl*
de* partner per le coppie same sex sta avvenendo in Italia da anni, ma tramite giudici minorili).
In merito noi quindi chiediamo che siano riconosciute nell’ordinamento italiano tutte le forme di
famiglia, già formate ma tuttavia tristemente ignorate e che:

  • si riformi l’ordinamento legislativo in maniera di adozione, in modo serio e completo: dall’adozione de* figl* del/della partner (stepchild adoption), al riconoscimento alla nascita di entrambi i genitori same-sex senza dover passare attraverso ulteriori procedimenti burocratici e giuridici, alla piena adozione esterna per le coppie dello stesso sesso, le coppie conviventi e le persone single. Vogliamo che si rimuova ogni tipo di discriminazione, che si rendano tutte le figlie e i figli delle coppie dello stesso sesso uguali di fronte alla legge, e che si stabiliscano uguali diritti, doveri e tutele per i genitori;
  • si modifichi la legge 40 in modo tale da consentire le tecniche di procreazione medicalmente
    assistita alla singola maggiorenne e alle coppie same-sex.

Pensiamo, oltre a questo, che il movimento LGBTQIA+ debba riprendere a interrogarsi nel suo
complesso, in maniera propositiva, sulla genitorialità in generale come diritto e come desiderio, per
sviluppare un dibattito maturo durante tavoli di discussione nazionali, che possano favorire una crescita
sia come attivisti che come esseri umani; il che garantirebbe un approccio più consapevole a tematiche
che tutt’oggi ci dividono, cosa che riteniamo estremamente negativa e controproducente, considerando il
molto lavoro che ancora c’è da portare a termine in materia di diritti.


4. Trans* e gender nonconforming

L’autodeterminazione delle persone Trans* è forse una delle questioni per le quali siamo bloccat* da
tempo immemore nella legislazione italiana—36 anni per la precisione.
L’esistenza di chi si identifica come transgender disturba, spesso non viene compresa e per questo
lasciare il tutto nell’invisibilità viene considerata la soluzione più veloce e comoda.
Consci* che chiudere gli occhi sulle problematiche non ci piace e non ci appartiene, chiediamo quindi che
la narrazione sulle vite Trans* riprenda fuori e dentro le associazioni LGBTQIA+, con un linguaggio non
atto a ferire e sminuire i trascorsi altrui.
Chiediamo che ci si interroghi anche sulla possibilità di far iniziare terapie che favoriscano la transizione
dalla preadolescenza, dove riconosciuta come necessaria, attraverso percorsi facilitati da personale
specializzato formato in merito che accompagni interessat* e famiglia per una più semplice
comprensione dei rischi e dei vantaggi dell’assunzione dei farmaci.
Inoltre, sapendo che non tutte le persone Trans* ambiscono alla transizione, vogliamo un aggiornamento
della legge 164 del 1982 sulla rettifica chirurgica sessuale o l’introduzione di nuove leggi che consentano la
rettifica anagrafica senza che si presenti l’obbligo di sterilizzazione “chirurgica”, sulla falsa riga delle recenti sentenze della Corte di Cassazione.
Chiediamo inoltre che vengano introdotte normative che garantiscano il diritto al lavoro sancito
costituzionalmente delle persone Trans* e lo riparino dalla discriminazione transfobica, perché esso è la
forma principale di autodeterminazione.


5. Violenza di Genere

Con “violenza di genere” intendiamo non solo l’esercizio patriarcale di controllo aggressivo e continuo
sulle donne, ma ogni forma di costrizione che impone a un essere umano di riconoscersi in una visione
eteronormata e binaria, che prevede l’esistenza di soli due generi tra loro in un rapporto di
dipendenza-dominio.
Per questo ci riteniamo assolutamente in dovere di parlarne all’interno di questo documento,
concentrandoci sulla speranza che progetti come il nodo anti discriminazione, promosso anche a
Novara, e le reti dei centri antiviolenza si prendano sempre più incarico di questo gigantesco problema
che si protrae tutt’oggi, avendo esso causato già dai primi mesi del 2018 diversi femminicidi e
aggressioni di stampo omotransfobico.
Formando gli/le operator* che andranno a entrare in contatto con queste situazioni, vogliamo che si
creino situazioni in cui le persone LGBTQIA+ si sentano protette e portate a denunciare chi le opprime,
senza paura di ritorsioni o di peggiorare la situazione già complessa.
Tra i punti che più ci premono inseriamo ovviamente anche l’aiutare le donne vittime ad avvicinarsi ai
centri antiviolenza, facendo trovare loro un ambiente in grado di far fronte a tutte le loro necessità.

Desideriamo che si prosegua con l’analisi delle violenze anche all’interno delle coppie same-sex, con
attenzione ai meccanismi psicologici, come era stato fatto con il progetto riassunto nel libro “La violenza
ha mille volti, anche arcobaleno”, tramite anche sondaggi come quello “Eva contro Eva”, che tanto era girato
nei canali social di associazioni lesbiche e femministe in particolare.
Oltre a questo, il primo metodo per prevenire la violenza di genere, sarà il potenziare i progetti atti a
scardinare gli stereotipi nelle scuole, a partire dal personale docente che deve essere adeguatamente
formato.


6. Intersessualità

Recentemente all’interno dell’universo LGBTQIA+ hanno cominciato a farsi strada istanze di una
minoranza finora invisibile e inascoltata, la comunità intersessuale. Con intersessualità si intende
descrivere quelle persone i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono
definibili come esclusivamente maschili o femminili.
Le persone intersessuali subiscono nel momento della nascita un’assegnazione chirurgica arbitraria ad
uno dei due sessi, basandosi esclusivamente sulle caratteristiche fisiche presenti nelle primissime ore:
questo può tradursi in età adolescenziale e adulta ad una profonda differenza fra il genere assegnato alla
nascita e l’identità di genere che la persona ha sviluppato negli anni. La condizione viene quindi vissuta
con sofferenza e disagio dalle persone intersessuali, immerse inoltre in una società che non fornisce
alcun’informazione o riferimento riguardo all’intersessualità.
Le tematiche intersessuali mettono radici nel terreno del discorso sui generi e sulle identità, e pertanto
sono state accolte e amplificate dalla comunità LGBTQIA+. Chiediamo quindi in prima battuta che esse
trovino spazio nel discorso pubblico, per farle uscire dall’oscurità del silenzio.
Chiediamo inoltre una profonda revisione a livello medico e sanitario della pratica di assegnazione del
sesso, che venga posticipata in attesa dello sviluppo dell’identità di genere e che operi in accordo con la
persona, e non contro di essa.


7. Migranti

Nel corso degli ultimi anni, a causa dei costanti flussi migratori provocati da guerre, carestie, dittature e
disagio in Africa e in Medio Oriente, si è riscontrato un crescendo di intolleranza e di violenza xenofoba ,
razzista e religiosa. Noi ci opponiamo fermamente a tutte queste recrudescenze nazionaliste e fasciste,
promuovendo con forza l’integrazione e il dialogo come basi di una società migliore.
Inoltre poniamo particolare attenzione ai soggetti LGBTQIA+ costretti a migrare sia per motivi che
mettono in pericolo l’intera loro società, sia per una discriminazione diretta verso la propria persona.
Arrivati in Italia subiscono una duplice ispezione, sia per la condizione migrante che per la condizione
personale, e molto spesso l’atteggiamento discriminatorio della mano che dovrebbe accogliere prevarica
sul dovere umanitario. L’ignoranza e l’omotransfobia sul suolo italiano rappresentano un ulteriore e
pericoloso ostacolo.
A nome delle persone LGBTQIA+ costrette a migrare e abbandonare la propria terra chiediamo la
formazione del personale d’accoglienza italiano sulle tematiche di orientamento sessuale e identità di
genere, per poter comprendere e seguire meglio i singoli casi.
Inoltre denunciamo l’omotransfobia presente sia in molti dei paesi da cui si è costretti a scappare, alcuni
coinvolti in guerre barbariche, sia nelle comunità straniere in Italia in cui le persone LGBTQIA+ vengono
discriminate dai loro stessi connazionali.


8. Salute: prevenzione e educazione

In merito alla salute vorremmo promuovere linguaggi e comportamenti non stigmatizzanti verso le
persone LGBTQIA+ bisognose di cure, con particolare attenzione verso le persone transgender e alle loro
esigenze.
Utile è anche parlare di quanto le donne lesbiche evitino di sottoporsi a trattamenti ginecologici, e non
conoscano nemmeno oggetti utili alla prevenzione delle MIST durante i rapporti, per paura di dover
esplicitare il proprio orientamento e esporsi così a atti discriminatori, che non dovrebbero in generale
essere tollerati deontologicamente nella professione medica.
Ci preme anche che si affronti il ritorno di malattie sessualmente trasmissibili, come i casi di HIV e
sifilide (in Novara tristemente presenti con numeri da primato per il Piemonte), attraverso
la realizzazione di programmi di formazione, informazione e prevenzione.
Alla luce di tale riflessioni chiediamo che si possa:

  • evidenziare e perseguire le discriminazioni in ambito sanitario;
  • riuscire a collaborare con medici e professionisti locali, opportunamente formati;
  • avere convenzioni con professionisti locali, per permettere un più facile accesso alla popolazione
    LGBTQIA+ a psicoterapeuti, psicologi ecc…
  • sostenere il ripristino di consultori laici, gratuiti e diffusi in più parti della città;
  • combattere lo stigma verso le persone sieropositive;
  • realizzare campagne di sensibilizzazione anche su malattie meno conosciute, come il virus
    dell’HPV;
  • rendere accessibili e presenti sul territorio metodi di prevenzione come preservativi e dental
    dam (al momento introvabili se non su internet) a tutt*, con momenti di distribuzione gratuita
    favoriti e finanziati anche dalle istituzioni;
  • avere dei programmi di educazione sessuale nelle scuole che garantiscano la minor incidenza di
    gravidanze adolescenziali e il diffondersi delle malattie e infezioni sessualmente trasmissibili.

Chiediamo altresì che lo Stato garantisca la corretta e piena applicazione delle proprie leggi in materia
sanitaria impedendo la diffusione del fenomeno dell’obiezione di coscienza (andando a modificare anche
il testo della legge n.194/1978), vero e proprio ostacolo alla libertà individuale nel poter ricevere cure e
medicinali. Questo obiettivo è da perseguirsi pari passo con la difesa della laicità delle istituzioni e dei
loro principi.


Conclusioni

Il 26 maggio vi invitiamo a non rimanere in casa, ma di venire con noi a sventolare il vostro orgoglio per
la prima volta nella nostra città, per mostrare che i diritti umani sono una questione di tutt*, senza
distinzione di sesso, genere, orientamento sessuale, origine etnica, lingua, religione e condizione sociale.
RESISTIAMO per ESISTERE, le nostre sono R-ESISTENZE ARCOBALENO e continueremo a renderle
visibili fino a quando, pur nelle differenze che ci caratterizzano, non si sarà raggiunta una piena
uguaglianza di trattamento.